Il pendolo del Cav. tra bluff, cast, rassegnazione e scene da caserma

Effetto pendolo per sette giorni. Sabato 31 agosto in compagnia di un ciarliero e battagliero Marco Pannella, Berlusconi dichiara: “Sono il bersaglio della sinistra ma auguro che il governo Letta continui e vada avanti a fare cose egregie”. Firma dei referendum radicali, Kaká pronto a tornare al Milan, un Cav. tonico. E poi pure il principe Zagrebelsky (Gustavo) pronostica al fianco di Pippo (Civati) che “il governo non cadrà” (pre-visione delle ore 21 e 37 alla festa del Pd di Torino). Si va tra le braccia di Morfeo con una riedizione de “La Storia siamo noi” a cura di Sandro Bondi: “Ben due amnistie volute fortemente dagli eredi del Pci hanno cancellato per sempre tutti i reati per i quali la sinistra poteva essere messa sul banco degli imputati”. La domenica tira aria di ex Radicali.
19 AGO 20
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Effetto pendolo per sette giorni. Sabato 31 agosto in compagnia di un ciarliero e battagliero Marco Pannella, Berlusconi dichiara: “Sono il bersaglio della sinistra ma auguro che il governo Letta continui e vada avanti a fare cose egregie”. Firma dei referendum radicali, Kaká pronto a tornare al Milan, un Cav. tonico. E poi pure il principe Zagrebelsky (Gustavo) pronostica al fianco di Pippo (Civati) che “il governo non cadrà” (pre-visione delle ore 21 e 37 alla festa del Pd di Torino). Si va tra le braccia di Morfeo con una riedizione de “La Storia siamo noi” a cura di Sandro Bondi: “Ben due amnistie volute fortemente dagli eredi del Pci hanno cancellato per sempre tutti i reati per i quali la sinistra poteva essere messa sul banco degli imputati”. La domenica tira aria di ex Radicali. Gaetano Quagliariello chiede una giustizia giusta per Silvio e “basta con i riti tribali”, mentre Daniele Capezzone sottolinea che la firma sui referendum “è un atto politico forte”. E’ il primo settembre, buoni propositi in agenda, piani non quinquennali ma fino al 2015. Rosy Bindi però fiuta l’idillio e avverte: “Non vedo via d’uscita per lui. Si dimetta” (dispaccio pervenuto da Camigliatello Silano). Non c’è Rosy senza spine e infatti ecco Matteo Renzi agitare il drappo rosso: “La vicenda è quella, chiara, di una condanna passata in giudicato” (altra festa del Pd, a Genova). Fin qui il copione è rispettato. Il Pdl gioca la sua partita in vista del 9 settembre – giorno della seduta della giunta delle immunità del Senato che decide sul seggio del Cav. – e il Pd trascina il suo congresso itinerante tra salsiccia e piadina. Lunedì (2 settembre) la flotta entra nella famosa “zona Violante”. Tempesta magnetica, lancette dell’orologio che girano vorticosamente. Daniela Santanchè apre la matinée con un roboante “la decadenza di Berlusconi sarebbe un colpo di stato”, Grillo s’affaccia sul blog per dire che “Violante è un saggio del Cav. e il Pd fa schifo”, Franco Marini va in soccorso del compagno, si leva sassolini accumulati qua e là e tira di fionda spiegando che “le stranezze del dibattito nel mio partito mi sorprendono sempre meno. Violante ha ragione, la giunta approfondisca”, intanto Berlusconi vede amici e vertici Mediaset, mentre Violante in serata alla festa Pd di Torino viene processato dai militanti che lo apostrofano come “difensore” del leader del Pdl. Nonostante la coda di bel tempo, il barometro segna brutto e si capisce martedì (3 settembre) leggendo il meteo sull’Unità. Il presidente della giunta del Senato, Dario Stefano, sentenzia in anticipo: “Tempi rapidi e niente scappatoie elusive”. Gong! Tutti sul ring. Schifani: “Garantisca terzietà ed equilibrio”; Anna Maria Bernini: “Non è superpartes”; Gasparri: “La situazione si complica”; Cicchitto: “La sinistra cavalca slogan giustizialisti”. Escalation del conflitto. Schifani lancia un razzo segnalatore di crisi: “Grasso valuti la sostituzione di alcuni componenti della giunta”. Il presidente del Senato risponde: “Impossibile”. Clic. Sono le cinque della sera, la situazione si fa grave. Ma diventa seria soltanto quando lo sbandamento istituzionale viene confermato da Chi che pubblica un documento decisivo ai fini del dibattito: Renzi con la bandana. Come il Cav. in Sardegna nel 2004, cribbio. Schifani non demorde, Grasso si rassegni, parte uno scontro tra siculi. Renato tira fuori la durlindana davanti alle telecamere del Tg3: “Con un voto politico della giunta, stop al governo”. Ola in redazione a Largo Fochetti. Mercoledì 4 settembre, apertura di Rep.: “Berlusconi: stacchiamo la spina”. All’interno, intervista barometrica di Violante: “Il Pd stava correndo il rischio del giacobinismo. Se vedi che un’auto va fuori strada devi avvertire l’autista. Per questo ho parlato”. Stava? Nella giunta non c’è accordo sul calendario, se ne parla lunedì, il senatore socialista Buemi sente un clima da Flinstones: “C’è chi, come il Movimento 5 stelle, va avanti con la pelle di leopardo e con la clava in mano. Io non sono disponibile a questo”. E Letta? A San Pietroburgo per il G20. Il premier atterra e detta la frase di rito: “Crisi? Gli italiani vogliono risposte concrete”. Scocca il 4 settembre, è giovedì, e allora gnocchi e anche un po’ di Brunetta che avvisa i naviganti: “Se il Pd continua l’operazione stalinista è crisi”. Cicchitto dice che “il Pdl non è una caserma, siamo leali ma liberi” e rintuzza i malumori sui falchi che accusano le colombe di tradimento incipiente. Peggio della calvizie. Mentre Galliani riporta a casa Kaká e il Csm discute il caso del giudice Esposito, si diffonde il mistero di un videomessaggio di Berlusconi. E’ tutto pronto. Alt. Re Giorgio alle 18 e 59 ferma il giro di giostra: “Confido in Berlusconi”. Napolitano ricorda a Silvio le dichiarazioni di sostegno a Letta e avverte: la regia del film è sempre del capo dello stato. E se il cast finisce ai materassi? Alfano dice che “la fiducia del Quirinale è ben riposta”. Termina il G20 a San Pietroburgo, Letta dichiara: “C’è bisogno di un’Italia stabile, io lavoro in questa direzione”. Intanto i mercati vedono e prevedono: il differenziale tra Btp e Bonos s’è quasi annullato. E’ venerdì 6 settembre, giorno di san Zaccaria, fece apocalittici annunci e molti prodigi. E’ il trailer del film che si vedrà in Senato lunedì. Titolo: “Il Pendolo”.